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lug 16

E’ sparito, si è dileguato. La pubblicazione di qualche scampolo di telefonata tra Roberto Formigoni ed i trafficoni della P3 ha consigliato all’iper-presenzialista presidente della Regione Lombardia di uscire – possiamo immaginare con quale tormento – dall’inquadratura delle telecamere. Non ci è dato sapere se il Celeste sia già caduto vittima di qualche lancinante crisi di astinenza da microfono, ma l’immensità del sacrificio (sostenuto, tra l’altro, proprio nel pieno della teatrale sfida al governo sulla manovra economico-finanziaria) la dice lunga sul suo stato d’animo.

Per vergogna, o forse solo per strizza, il presidente del ventennio deve aver intuito che, di questi tempi, meno si espone meglio è. I suoi dialoghi con quei “quattro pensionati sfigati” (come li ha definiti il Cesare di Arcore) svela, infatti, l’essenza tutt’altro che Celeste del potere formigoniano. Il presidentissimo che in campagna elettorale ha cercato di farci credere di essere “uno di noi” (ricordate lo slogan-tormentone?) appare oggi quel che sosteniamo da sempre: uno di loro.

In attesa che i giudici gli chiedano lumi sulle sue relazioni con il call center degli intrallazzoni, noi di Italia dei Valori marcheremo a uomo sia lui sia i due colleghi consiglieri in odore di ‘ndrangheta. Si lasceranno guardare negli occhi, magari in una seduta consiliare straordinaria?

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