Ebbene sì: sono l’unico consigliere regionale lombardo ad avere rinunciato all’iPad2, gentilmente offerto dalla Presidenza a spese (complessivi 50.000 euro) dei cittadini.
Lo ha rivelato ieri sera a La Zanzara, su Radio 24, il presidente del Consiglio regionale, il leghista Davide Boni. Che ovviamente si guarda bene dal riconoscere ad un cattivone dell’Italia dei Valori il significato di quel piccolo gesto di rinuncia. Figurarsi: servirebbe un grammo di onestà intellettuale, materia di cui il nostro pare proprio non disporre. Sapete allora che cosa si è inventato, il Boni? Mossa numero uno, screditare il rompiballe: “Sola ha rinunciato all’iPad perché voleva anche le applicazioni gratis” (bello stronzo, ‘sto Sola!). Mossa numero due, giustificare alla bell’e meglio l’ennesimo, odioso privilegio: “L’iPad è uno strumento indispensabile, senza il quale non si riesce più a lavorare in Consiglio regionale”.
Bene: in poche righe documenterò la spudorata “Castaggine” dei legaioli e, già che ci sono, anche il pelo sullo stomaco del Boni. Il consigliere regionale privo di iPad è davvero ridotto all’impotenza operativa? Un chirurgo senza bisturi? Un tassista a secco di benzina? Un Bossi senza rutti, dita medie e pernacchie? Balle. Il discorso reggerebbe se esistesse una qualche mirabolante e irrinunciabile applicazione (di quelle, appunto, che girano solo su iPad) finalizzata alla cosiddetta “dematerializzazione degli atti”, cioè al fatto che si stampi meno carta. Ecco da dove nasce il mio riferimento ad un’eventuale app dedicata agli atti consiliari. Sapete, invece, come vengono diffusi questi documenti? Via e-mail e web: roba che non richiede certo la disponibilità di un iPad ma che, anzi, funziona a meraviglia con l’uso del personal computer. Anch’esso, peraltro, graziosamente donato a tutti consiglieri (sempre a spese dei cittadini) sin dall’inizio della legislatura.
Quanto allo spirito della mia decisione di rispedire al mittente il gioiello tecnologico della Mela (decisione a cui avevo evitato di dare pubblicità per non dover sopportare le solite accuse Castaiole di strumentalizzazione e demagogia, vedi un po’ che pirla!) mi pare che la lettera con cui comunicavo a Boni la scelta di rinunciare all’iPad sia chiarissima. Facevo infatti riferimento all’”esigenza di limitare il più possibile i costi in capo alla pubblica amministrazione”. Mentre era forse un po’ ingenua la premessa sulla presunta “intenzione di agevolare il nostro lavoro”. Ecco. Questo, dopo l’ultima trovata di Boni, impareggiabile druido della Casta padana, oggi non lo riscriverei.
Se quanto sopra non vi bastasse, date un occhio a questi link: il mio comunicato stampa e la lettera con cui rispedivo a Boni il mio (anzi, il vostro) iPad.






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