Chi si somiglia si piglia. Il presidente del consiglio più cabarettistico dell’Occidente ha accolto da par suo Muammar Gheddafi, la macchietta mediterranea. Tappeti rossi, tende beduine nel bel mezzo di Roma, stalle a cinque stelle per trenta cavalli berberi, un ricevimento da sogno con la partecipazione degli squali più famelici della grande industria italiana. E tanto, tanto profumo di donna.
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Il controllo dei media, la diffusione del pensiero dominante attraverso gli infiniti strumenti offerti dalla tivù generalista, il bavaglio ai giornalisti indipendenti, il tentativo di neutralizzare la rete. A questi mezzi di limitazione delle dinamiche democratiche, ormai tristemente abituali, il regime berlusconiano ne aggiunge uno nuovo.
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Il ministro Gelmini ha annunciato con entusiasmo l’intenzione di attribuire ad Umberto Bossi, intellettuale e statista di raro spessore, una laurea honoris causa. Resta da domandarsi quale tra le tante a cui può, a buon diritto, ambire.
Pare evidente, ad esempio, la crescente padronanza delle tecnologie digitali: in particolare quelle che regolano l’utilizzo del dito medio o quelle, ancor più raffinate, che prevedono l’uso contemporaneo di indice e mignolo. Attiene invece alla scienza medica, e fors’anche alla veterinaria, l’individuazione (di più, la vera e propria creazione) di suoni gutturali sino ad oggi non presenti in natura.
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La speranza è durata un nano-secondo (non mi riferisco al fratellino di Brunetta ma all’unità di tempo pari ad un miliardesimo di secondo): la rapidità di un battito di ciglia, l’insostenibile leggerezza di un pensiero gasparriano, un’illusione. Il nulla. Gianfranco Fini si è perso ancor prima di partire.
L’uomo che, raccogliendo l’invito di Di Pietro (“costituiamo un’alleanza trasversale, l’alleanza della legalità, che abbracci Idv, Pd e finiani”) avrebbe potuto aprire una fase politica innovativa, ha scelto la strada più comoda. Si è appoggiato mollemente sul materasso centrista di Casini&c. e oggi, salvo sorprese, compirà un misfatto da Prima Repubblica: si asterrà sulla mozione di sfiducia a Caliendo. In pratica, dopo aver sbandierato legalità e trasparenza, farà sì che un indagato per il reato di associazione segreta resti sottosegretario alla giustizia.
Cade così, alla prova dei fatti, il castello della propaganda finiana. Gianfranco non è poi così diverso da Berlusconi. Come non lo è Casini, né Rutelli, né Enrico Letta. Vecchi arnesi della politica, roba da mercatino dell’usato e dell’antiquariato. Il ritorno alla Prima Repubblica.
Aguzzate la vista: lì, all’orizzonte, non vi sembra di scorgere la balena bianca?
La tecnica è rodata: gli avversari politici del ducetto di Arcore la conoscono bene per averne assaggiato la violenza. I picchiatori mediatici di Cesare sono perennemente in servizio, pronti all’intervento non appena arriva, da Palazzo Grazioli, l’ordine di impugnare le mazze ed entrare in azione. Si chiamano Vittorio Feltri e Maurizio Belpietro. Di norma si muovono con discrezione, nell’ombra, cercando collaborazione tra informatori avvelenati, magari espressione di bande paramassoniche. Gettonatissimi i vecchi amici del boss, in particolare quelli reduci dalla P2 e/o i soci occulti delle associazioni criminali, meglio se specializzati in dossieraggi farlocchi.
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Quando i boss della ‘ndrangheta padana scelsero la sala che avrebbe ospitato il loro summit, non ebbero dubbi: un circolo di Paderno Dugnano intitolato ai martiri civili Falcone e Borsellino. Fu uno sfregio infame dall’evidente disvalore simbolico.
Accettando la loro sfida, giovedì prossimo noi dell’Italia dei Valori saremo proprio lì, davanti a quella sala. Con decine, speriamo centinaia di cittadini onesti, insieme ad Antonio Di Pietro risponderemo all’arroganza mafiosa con un gesto potente nella sua semplicità. Formando una catena umana intorno al circolo “Falcone e Borsellino”, lo abbracceremo. Sarà l’abbraccio della legalità.
Parteciperà all’evento, tra gli altri, Giulio Cavalli, collega in consiglio regionale ed attore noto per il suo impegno contro la criminalità organizzata.
Vi aspetto giovedì 22, ore 17.30, a Paderno Dugnano. Nella piazza Falcone e Borsellino, che ritornerà ad essere la “nostra” piazza.

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